allegria di naufragi

Ci sono estati surreali.
Estati senza tempo che mettono insieme eventi della mia vita come una collana di perle.

Mi succede qualcosa che mi sbalza fuori dalla realtà dove ero immersa: la coltellata, la caduta, il buio.

Eppure era buio solo perché avevo gli occhi chiusi…

Li riapro.

Il mondo mi sorrideva da fuori anche prima.
Allungo le mani, non c’è più nessun vetro, salto fuori e sorrido.
Divento una cosa sola con il blu dell’Egeo.
Corro tra le Alpi francesi e sento addosso il verde del bosco.

E poi gli abbracci.
Gli abbracci mi restituiscono compattezza, senso di me.
Sono amata.
Il veleno è andato a via.

E all’improvviso ricordo Ungaretti: il senso della vita sta nel riprendersi dallo scacco del naufragio.

Sono io.
Sono tornata a casa.

E dedico questo post a chi amo e che mi ama a sua volta perché so che leggendolo capirà che era comunque dentro a questa storia.

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Alessandro

Alessandro entrava in classe con la sua borsa di pelle, era già nel suo mondo pronto per lo show.

La sua non era semplice storia dell’arte…era un continuum tra arte, musica, letteratura, filosofia, vita.
Le storie si intrecciavano e l’arte si intersecava con la vita fino a diventare con essa una cosa sola.
Le lettere di Theo a Vincent coincidevano con gli amici che lo tirarono fuori da un momento difficile.
Amore e Psiche era l’abbraccio dell’anima dei suoi adorati nonni.
Il liberty era una festa a cui tutti erano invitati.

Dovevamo vivere il nostro tempo: essere sciocchi, essere malinconici e ascoltare la musica della nostra anima.

Ora che è rientrato nella vita mia e dei miei compagni mi rendo conto di quanto mi sia mancato, di quanti anni ho speso in compagnia forzata di persone che non avranno mai il suo spessore.

Le voglio bene Professore.
E se potessi tornerei mille volte con Lei sui destrieri della giostra di Mont.Martre.

 

 

 

Far from the maddening crowd

La pagina bianca mi guarda, mentre sono qui nel mio momento di eclissi, in una giornata di pioggia.
Pelle bianca, unghie corte, mani screpolate.
Eppure voglio solo essere qui così come sono. Non voglio filtri per cambiare il colore e la consistenza della mia pelle, non voglio levigare le mie occhiaie, non voglio un vestito in grado di darmi una silhouette esile e femminile allo stesso tempo.
Godo della pioggia e della tisana, dell’ufficio vuoto per il super ponte.

 

grazie dylan

Per aver alzato gli standard dei miei sogni
Per avermi fatto vedere che i belli e i ricchi hanno le nostre stesse vulnerabilità
Per avermi fatto desiderare di studiare l’inglese perché magari un giorno avrei potuto parlare con qualcuno come te
Per esser stato un principe azzurro imperfetto

… grazie Dylan

Nella mia mente mi sorriderai sempre da un poster a ricordarmi che non si sogna mai invano.

 

 

 

 

correre

Correre mi rende felice.
Quando ero piccola mi capitava di chiedere l’autorizzazione per fare dei brevi pezzi di corsa in occasione delle uscite con i miei.
Correre mi libera dalla scimmia che parla incessantemente dentro la mia testa.
Corro senza musica, senza applicazioni che contino i passi, senza telefono.
Vado allo stato brado.
Faccio scatti, allungo il passo, salto cespugli.
Evito i parchi e mi muovo fuori città. Metto maglie e felpe di cotone perchè non amo i tessuti tecnici.
Correre è il mio momento.
Correre mi fa bene ed ho imparato che chi mi dice il contrario è perchè lui per primo non ama la corsa.
Non c’è storta o fastidio alla schiena in grado di controbilanciare il benessere di una corsa ispirante.
Amo correre perchè mi permette di accettare le mie gambe importanti.
Correre dà un senso alla struttura del mio corpo.
Camminare mi radica a terra, correre mi dà il senso del volo.

felicità e significato

[concetti tratti e tradotti da una Ted Talk di Emily Esfahani Smith]

La nostra società è ossessionata dall’idea della felicità.
Cerchiamo il lavoro ben pagato, l’appartamento bello, il compagno ideale.
E cosa succede? Che ci sentiamo soli in questa perpetua ricerca della felicità.
Gli studi dimostrano che la continua ricerca di felicità provoca nelle persone frustrazione, ansia e depressione. Non devi essere clinicamente depresso per avvertire queste sensazioni.
La felicità è definita dagli psicologi come uno stato di agio e di tranquillità.
Eppure non è la mancanza di felicità che causa depressione nelle persone, bensì la mancanza di senso nella loro vita.
Il Sufismo insegna che il senso inteso come significato deriva dall’appartenere e dal servire qualcosa oltre noi stessi e dallo sviluppo dell’eccelente dentro di noi.
Quattro sono i pilastri per la ricerca del senso e per la sua applicazione una volta trovato:

Appartenenza
Significa essere e creare relazioni in cui si è valutati per ciò che si è, non per ciò che si crede, si odia o si possiede. L’appartenenza deriva dall’amore.

Obiettivo
Costruirsi un obiettivo significa usare i propri punti forti al servizio degli altri, significa avere qualcosa per cui vivere.

Trascendenza
Trattasi della capacità di perdere il senso del tempo e dello spazio quando si è immersi in qualcosa (può essere arte, lavoro, meditazione…)

Storia
è il modo in cui si racconta la propria vita. Quando si dice che in passato si aveva una bella vita e nel presente no, si è già presa la china della depressione. Diversamente se si usa la propria storia per trarne un insegnamento, si compone un senso nel racconto.
La propria storia deve sempre avere degli elementi chiave: redenzione, crescita e amore.

Ringrazio Emily e i Sufi per questa meravigliosa lezione.